Come funziona il corpo · La colonna · Davide Scuderi
La colonna vertebrale: ventiquattro pezzi che si muovono poco, e insieme tanto
Non è un'asta. È una catena di ventiquattro vertebre mobili, con un disco fra l'una e l'altra, disegnata a tre curve. Ogni segmento si muove di pochi gradi: è la somma che ti fa piegare, ruotare, inarcare.
La colonna è fatta di ventiquattro vertebre mobili — sette cervicali, dodici dorsali, cinque lombari — più il sacro, che è un blocco unico. Fra una vertebra e l'altra c'è un disco: un anello di fibre robuste con dentro un nucleo gelatinoso, che assorbe i carichi e permette il movimento.
Vista di lato non è dritta. Ha tre curve: in avanti al collo, all'indietro al dorso, di nuovo in avanti in fondo alla schiena. Non sono difetti da correggere: sono il modo in cui la colonna regge il peso con meno fatica, come una molla. Una colonna perfettamente dritta reggerebbe peggio, non meglio.
Ogni segmento si muove di pochi gradi. Piegarti in avanti fino a terra è la somma di tante piccole flessioni, una per ogni livello, più il movimento delle anche. Per questo quando un tratto si irrigidisce non ti accorgi subito: gli altri fanno la sua parte. Te ne accorgi dopo, quando quelli che compensano si stancano.
I dischi non hanno vasi sanguigni propri: si nutrono con il movimento, che li comprime e li rilascia come una spugna. È il motivo fisiologico per cui stare fermi a lungo li fa soffrire più di quanto li faccia soffrire muoversi. E la mattina sono più alti — di notte si reidratano — quindi la colonna è un po' più rigida appena svegli. Non è un segnale di danno: è idraulica.
Dentro il canale che le vertebre formano passa il midollo spinale, e a ogni livello escono i nervi che vanno a braccia e gambe. Quando un dolore "scende" lungo un arto, la domanda è se uno di quei nervi è irritato lungo il suo percorso: è una delle cose che i test servono a distinguere.
Quello che si osserva più spesso in studio non è una colonna rotta. È una colonna in cui un tratto si muove troppo poco e uno accanto troppo, per compenso. Il lavoro è ridistribuire, non raddrizzare.
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