Schiena · Davide Scuderi
Ti sdrai e la schiena non si appoggia: il problema non è il materasso
Ti metti a letto, sulla schiena, e non riesci a «spalmarti». Fra la parte bassa della schiena e il materasso resta un arco, un vuoto: la schiena sta sospesa, in tensione, e per appoggiarla devi spingerla giù con uno sforzo. Appena ti distrai, torna su. Il risultato è che ti addormenti tirato, e ti svegli rigido.
La prima idea che viene è che sia colpa del materasso. La seconda, che sia la schiena a essere «troppo curva» e vada raddrizzata. Spesso non è nessuna delle due.
Fai una prova, stasera: sdraiati con le gambe distese e senti quell'arco. Poi piega le ginocchia, con i piedi appoggiati sul letto. Se la schiena scende e si appoggia da sola, hai già la risposta: il materasso non c'entra, perché è lo stesso di un secondo prima. Quello che è cambiato è la posizione delle anche.
Ecco il meccanismo. Davanti alla colonna lombare, dentro, c'è un muscolo che non si vede e di cui quasi nessuno parla: lo psoas. Parte dalle vertebre lombari, passa davanti all'anca e si attacca sul femore. Quando è teso — e lo è in quasi tutti quelli che stanno seduti molte ore — a gambe distese tira le vertebre lombari in avanti, e la schiena si inarca. Piegando le ginocchia lo allenti, e la schiena si posa. Non è la schiena che è troppo curva: è qualcosa davanti che la tiene tirata.
Lo psoas non lavora da solo. In alto si intreccia con il diaframma, il muscolo del respiro, che si aggancia proprio sulle stesse vertebre. Chi respira corto, in alto nel petto, tiene il diaframma un po' contratto e con lui il tratto lombare. E davanti c'è la parete addominale, che dovrebbe fare da contrappeso e tenere il bacino: quando è poco attiva, il bacino ruota in avanti e la curva aumenta.
Per questo il lavoro, in questi casi, non si fa sulla schiena. Si fa su quello che la tira. Sullo psoas, per fargli mollare la presa. Sul diaframma, perché il respiro torni giù nella pancia. Sugli addominali, perché imparino a tenere il bacino senza che tu ci debba pensare. La schiena, quando davanti si molla, si appoggia da sola.
Due cose da provare intanto. La sera, a letto, ginocchia piegate: una mano sulla pancia, respira gonfiandola per quattro secondi e svuotandola lentamente per sei, dieci volte, e senti se la schiena scende un po' di più a ogni espiro. Di giorno, se lavori seduto, alzati ogni quarantacinque minuti e resta in piedi mezzo minuto: lo psoas si accorcia da seduto, e ogni ora in più conta.
Una precisazione onesta: la curva lombare è normale, e una schiena inarcata non è di per sé un problema — lo diventa quando non riesce più a rilasciarsi. E se il dolore ti sveglia di notte, se hai formicolii alle gambe, debolezza, o se è comparso dopo un trauma, prima del materasso e prima di me viene il medico.
Se invece è la storia di sempre — la schiena sospesa la sera, rigida la mattina — non cambiare il materasso. È una delle cose che si guardano in studio in dieci minuti, e quasi sempre la strada parte da un'altra parte.
Questo articolo è informativo e non sostituisce una valutazione. Se il fastidio è comparso di colpo, peggiora o si accompagna ad altri sintomi, parlane prima con il tuo medico.