Schiena · 26 agosto 2026 · Davide Scuderi
Perché il punto che fa male non è quasi mai il colpevole
Dentro di te c'è un tessuto di cui quasi nessuno parla: la fascia. È una pellicola che avvolge ogni muscolo, ogni organo, ogni articolazione, e non si interrompe mai. Non è fatta a pezzi: è un unico foglio continuo dalla pianta del piede alla mandibola.
Questo cambia tutto. Se un punto smette di scorrere, la tensione non resta lì: si distribuisce lungo il tessuto, come quando tiri un angolo di una tovaglia e le pieghe compaiono dall'altra parte del tavolo.
C'è poi il modo in cui ti muovi. Nessun movimento è isolato: quando cammini, il piede appoggia, l'anca gira, il bacino compensa, la spalla oscilla al contrario. È una catena, e ogni anello si passa il carico. Quando un anello non fa la sua parte — una caviglia rigida da una vecchia distorsione, un'anca che non ruota più, un diaframma che non scende — il carico non sparisce. Se lo prende qualcun altro.
L'anello che lavora al posto degli altri è quello che a un certo punto fa male. Ma non è il colpevole: è quello che ha retto più a lungo.
Ecco perché capita di trattare una spalla che duole da mesi e non ottenere niente, e poi trovare che il problema partiva dall'appoggio del piede. O una cervicale che si rilassa solo quando si libera il respiro.
Una precisazione onesta: non esiste una mappa fissa che dica "questo punto tira sempre quell'altro". Le connessioni esistono e sono documentate, ma vanno verificate su di te, non lette da uno schema. Per questo la valutazione parte guardando come ti muovi tutto intero, e non solo dove indichi con il dito.
È anche il motivo per cui a volte ti chiedo di un intervento di dieci anni fa, o di una caviglia che non nomini più perché "ormai non fa male". Non fa male: lavora male. È diverso.
Questo articolo è informativo e non sostituisce una valutazione. Se il fastidio è comparso di colpo, peggiora o si accompagna ad altri sintomi, parlane prima con il tuo medico.